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the william project

Richard III

DI WILLIAM SHAKESPEARE

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Ma Shakespeare è nostro contemporaneo?

Shakespeare è come il mondo, o come la vita stessa. Ogni tempo trova in lui quello che cerca. E noi vorremmo aggiungere, non solo è nostro contemporaneo, ma ci cambia, tutti. Anche quelli che Shakespeare ancora non lo conoscono. E questo è particolarmente vero delle Histories.

Shakespeare sapeva molto bene quanto è importante conoscere la Storia, e se stessi attraverso la Storia. Dal 1588 al 1599 scrive otto drammi storici per raccontarci le ascese e le cadute di 5 re: 2 Riccardi che incorniciano 3 Enrichi, a coprire un arco temporale che va dal 1377 al 1485. Un’epopea lunga poco più di cento anni. Ogni capitolo si apre con una lotta per ottenere o consolidare il trono e si chiude con la morte del sovrano e una nuova incoronazione. In ciascun capitolo, colui che regna trascina dietro di sé una catena lunghissima di delitti. E trascina un intero paese in un clima di violenza, odio e sospetto da cui sembra non esserci riscatto possibile.

 

Richard III è probabilmente il più perfetto di questi teoremi, l’ultimo da un punto di vista della storia narrata, e uno dei primi composti da Shakespeare. Mai come in questa – che in certe edizioni del suo tempo è intitolata Tragedy – il grande meccanismo stritolante della Storia viene messo a nudo.

 

Richard III è forse il primo dramma del teatro moderno che abbia a protagonista non l’eroe tragico come tale, ma l’autore stesso della trama che verrà rappresentata: Riccardo allestisce lo spettacolo e si assicura la complicità del pubblico tenendolo puntualmente informato di quanto va tramando, e di come lo farà. Questo dramma è dunque un gradino importantissimo nel processo di rifondazione della drammaturgia moderna operato da Shakespeare, che culminerà in Hamlet con il capovolgimento della funzione essenziale del teatro: da rappresentazione di un conflitto a indagine interna al personaggio e alla situazione esistenziale. Ma il personaggio di Riccardo, sebbene sia concepito come raffigurazione su scala colossale del villain, ossia del personaggio simbolico del Vizio, risulta una figura fascinosa e ricca di umorismo che va ben oltre la misura del grottesco. Riccardo è, così, insieme eroe e antieroe, manipolatore del destino proprio e altrui: uno dei tanti Registi shakespeariani che “giocano a fare Dio”, come Oberon e Prospero e Amleto stesso; regista dell’evento teatrale, e sua sintesi e personificazione.

 

Caratteristica quasi unica nell’opus shakespeariano la presenza pervasiva e inquietante e di maestose figure femminili. Mai come in questa vicenda le donne sono importanti; sono le madri, le mogli, le nonne, che subiscono la violenza del potere, e vedono spegnersi le vite che hanno generato: esse stesse violente e al tempo stesso impotenti, trovano l’unico sfogo nelle maledizioni. Queste vecchie regine acquistano la dimensione drammatica di Erinni: le loro invettive sono una liturgia, un rituale esorcistico che ricorda il coro della tragedia greca, e danno alla history una nuova dimensione che la fa affondare in una tradizione teatrale ben più antica; ma al tempo stesso, Shakespeare fa emergere nel protagonista l’eroe/antieroe tragicomico che dominerà tutto il teatro moderno e contemporaneo.   

 

Intorno a Riccardo la messa in scena della Dual Band prevede la presenza di cinque attori, che saranno le Regine, ma si trasformeranno di volta in volta anche nei personaggi maschili, mostrando epicamente questa palestra di rapporti – per lo più familiari - e la natura quasi scimmiesca dei personaggi, re o nobili che siano, non importa: sono cugini, zii, sono una famiglia, sono un branco. Sono il volto violento del potere.

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