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the william project

Part two: Hamlet

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È con una certa trepidazione che La Dual Band annuncia il suo nuovo titolo shakespeariano per la stagione. Ogni anno il principe si affacciava nelle nostre menti, e sempre dicevamo “aspetta”. Per paura; per modestia; per troppo amore forse. Ebbene, quest’anno abbiamo deciso di farci coraggio, forti della coscienza che Shakespeare ti aiuta sempre. Il vecchio Will è generoso con chi gli vuole bene, è come il mondo, o come la vita stessa. Ogni tempo trova in lui quello che cerca. È nostro contemporaneo. E questo è particolarmente vero di Amleto. 

Nessun cittadino danese in carne e ossa ha mai ricevuto da parte di saggisti, filosofi, scrittori e poeti un’attenzione analoga a quella di Amleto, la cui sola bibliografia occupa due volumi spessi quanto la vecchia guida telefonica.

Amleto vive indipendentemente dal testo/palcoscenico da cui proviene. Insieme a Don Giovanni, Don Chisciotte, Pantagruele e pochi altri ha un aggettivo tutto per sé. È un po’ come il sorriso della Gioconda, che conosciamo anche senza essere stati al Louvre, perché è dentro di noi. Quando sorride, non sorride solo lei: c’è tutto un passato di umanità che ha cercato di analizzare e imitare quel sorriso.


E così è di Amleto: egli vive nelle nostre anime, anche in quelle che non lo conoscono ancora. Amleto si è fatto in tutti i modi: in tuta da ginnastica, in abiti rinascimentali, in frac, in abiti moderni, in abiti da clown: è sempre tutto vero, tutto giusto. C’è la politica, la tragedia dell’amore, il dramma di una famiglia, c’è la psicoanalisi, c’è una storia di sangue, duelli e d’azione, c’è anche la carneficina finale. Ci sono centinaia di Hamlet possibili – il testo stesso è talmente vasto che ci vorrebbero sei ore per farlo tutto; una tentazione per il regista, certo, che però deve cedere il passo al drammaturgo, che, con onestà e modestia, deve scegliere un percorso dentro al testo. Quattro attori, un trono, una fiala di veleno, molte spade e poco altro, perché non serve. (Ah, e tanto tanto lavoro di recitazione; e un teschio, naturalmente).

DI WILLIAM SHAKESPEARE

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