PRODUZIONI PASSATE

Vario, ironico, imprevedibile
come la vita.
Soltanto, in versi.

Immaginate un’enorme cartina geografica che abbraccia tutta l’Europa fino alla Cina (Angelica è figlia del re del Catai). E dentro a questa cartina geografica, immaginate di vedere inseguirsi, come pezzi di una scacchiera, cavalieri,
cristiani e musulmani, che di continuo si scambiano corazze
e elmi e armi e cavalcature; e che nell’inseguirsi si imbattono di volta in volta in castelli incantati, negromanti, maghe, fanciulle bellissime, animali fantastici, boschi, isole lontane. Il tutto sotto il magico ombrello di una cultura umanistica cosmopolita che non ha smesso di dire quel che ha da dire.

Quattro innamorati perduti in un bosco popolato di suoni; l’incantesimo dell’amore pilotato ad arte, con buone intenzioni ma non sempre in modo efficiente, sugli occhi di questo o di quel personaggio finché nessuno ci si raccapezza più. Il più perfetto – ed esilarante – dei teoremi d’amore mai scritto, detto nella lingua in cui fu scritto. E, per sottolineare la graduale perdita del senno, e il suo successivo ritrovamento, alcuni capolavori del rock inglese degli anni 60-70: Beatles, King Crimson, Pink Floyd.  Adatto sia per chi l’inglese lo conosce bene sia - grazie ai sopratitoli in italiano - per chi si avvicina al teatro in lingua originale per la prima volta.
Una serata tutta dedicata alla Mala milanese, con Jannacci, Fo, Carpi, Gaber, i Gufi.

Parole e note che subito mettono nostalgia di una Milano sparita; una Milano preziosa, che è bello raccontare ancora, specialmente ai più giovani che non c’erano, e che non sanno che cosa vuole dire la nebbia vera: una nebbia che si fermava con le sue goccioline finissime sui cappotti, così come le note struggenti di Fiorenzo Carpi si fermavano – e si fermano ancora – nei nostri cuori.

Presenti sulla scena i quattro attori-cantanti della Dual Band e un pianista.

The Dual Beatles Nonsense Circus!

(It Was Fifty Years Ago Today!) 
Uno spettacolo musicomico della Dual Band: un omaggio ai Beatles e ai Monty Python
Un omaggio della Dual Band al ’68, visto in particolare attraverso la musica, e in particolare quella dei Beatles, in occasione del cinquantenario dell’uscita del grande album Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Grandi classici e perle meno conosciute, nonché alcuni dei più satirici sketch televisivi inglesi dell’epoca. 

 

 

E’ il 1733, e a Napoli il signor Pergolesi fa una scoperta rivoluzionaria: si può far ridere in musica.

Nata come intermezzo giocoso per un’altra sua opera “seria” (che non ha raggiunto neanche lontanamente la fama di cui gode l’intermezzo), La serva padrona segna a tutti gli effetti la nascita di quella che sarà poi chiamata Opera buffa. L’intera opera è un duetto tra Uberto, ricco e attempato signore, e la sua astuta serva Serpina, che da sempre approfitta della generosità del padrone. Deciso a darle una lezione, Uberto le dichiara la sua intenzione di cercare moglie, ma Serpina si dimostrerà più astuta di lui, e finalmente da serva si trasformerà in padrona. La serva padrona, traboccante di vitalità e freschezza, è - e sempre rimarrà - paradigma della comicità in musica.

Metà giovani musicisti e cantanti innamorati del teatro, metà giovani attori innamorati della musica. Questo mélange ha dato vita a Boîte à surprises, uno spettacolo tagliato su misura per loro, che cavalca il crinale sottilissimo e a volte imprendibile che separa - o unisce - la musica e il teatro: da Monteverdi a James Bond, da Rossini a Lady Gaga, passando da Brecht a "Balocchi e profumi", fino a una esilarante "Storia del Cinema in nove minuti". Lo spettacolo, che ha debuttato nel novembre 2011 al Blue Note di Milano, è recitato e cantato in tutte le lingue d'Europa, ma soprattutto nella "superlingua" delle voci che imitano strumenti musicali.  

 

Boîte à surprises ha debuttato al Teatro Franco Parenti nel 2011. Nello stesso anno è stato portato al Blue Note di Milano. Nel 2012 viene presentato per alcuni eventi del Comune di Milano. Nella stagione 2013/14 gira per l'Italia, in Abruzzo, in Puglia, a Monza, in Sardegna.

 

Europa era una bambina che giocava sulle coste dell'Asia. Dal mare emerse Zeus, con le sembianze di un toro, che la rapì, e la portò a Creta. Da qui, la nostra piccola Europa parte per un viaggio: un viaggio tra gli orrori più atroci e tra i pensieri più delle più sublimi menti che questo nostro continente ha portato nel mondo.

UN SOGNO CHIAMATO EUROPA

Regia di Anna Zapparoli e Alberto Oliva

Musiche di Mario Borciani

Con La Dual Band

Spell Your Name, Mr Brecht!

​​Una serata di cabaret, una cavalcata musicale di viaggi, fughe e destini incrociati attraverso il cuore del ventesimo secolo fino al secondo dopoguerra, tra le più celebri hits del teatro musicale tedesco e americano. Una band di quattro elementi (pianoforte, batteria, clarinetto/kazoo/sax, violino) racconta affari privati e percorsi artistici del signor Brecht; le sue risposte agli inquirenti della commissione McCarthy innescano una sorta di flashback da cui nascono le canzoni e le situazioni della storia teatrale e umana del drammaturgo e della sua epoca.

L'Opera da tre soldi, Happy End, ma anche canzoni meno note scritte con Eissler e Dessau, diventano una sorta di "biografia in musica", dagli anni di Monaco all'esilio in America, dal processo al dolce-amaro ritorno nella Germania dell'Est, dove Brecht collaborò alla rinascita politica e culturale del suo paese. Insieme a lui, altri personaggi di quegli anni, da Frank Wedekind a Marlene Dietrich a Kurt Weill, entrano a far parte di questo colorato affresco di cabaret tedesco.

 

"Spell Your Name, Mr Brecht!" ha debuttato al Teatro Filodrammatici di Milano nel 1998; successivamente è stato in scena, in inglese, al Festival di Edimburgo tutti gli anni dal 2001 al 2005 e all'Arcola Theatre di Londra; in francese al Festival di Avignone nel 2005 e 2006 e al Théatre du Vingtième di Parigi nel 2007; a Roma, al Teatro dell'Orologio nel 2008 e al Teatro Astra di Torino nel 2011.

 

Joseph and the Amazing 

Technicolor Dreamcoat

 

​Un musical che mette insieme la Bibbia, Mozart, il pop anni Sessanta, la devastazione della fame e della famiglia, i piani settennali per l'alimentazione e il Rock 'n Roll: un mix micidiale che potrebbe essere di pessimo gusto. Invece, per un miracolo di quelli che ogni tanto ci sono concessi, ne è venuta fuori un'opera lieve e acuta, semplice e profonda, capace di far divertire i bambini e far sorridere i grandi. 

"Way, way back, many centuries ago, not long after the Bible began...". La storia più bella del mondo, la chiamò Goethe; una delle più lievi e graziose - e alieto fine - della Genesi: la storia di Giuseppe e dei suoi undici fratelli. Non il padre di Gesù, si badi bene, ma quello antico, il bisnipote di Abramo, quello di "tanto tempo fa, quando la Bibbia era cominciata da poco".

Una storia di ragazzi, per ragazzi, musicata e reinventata da due poco più che ragazzi: i poco più che ventenni Tim Rice (librettista) e Andrew Lloyd Webber (compositore).

"Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat" nasce nel 2012 al Teatro Franco Parenti, ed è andato in scena nell'ottobre 2015 al Teatro Tieffe Menotti di Milano in una collaborazione della Dual Band con il Conservatorio di Milano. E' il risultato di un laboratorio per giovani cantanti e strumentisti. 

 

La versione di Eva

"Eva",  nato nel 2003 per il festival di Edimburgo (Scotsman, "This original piece, beautifully executed by a superb company, reminds you how very real and excellent musical theatre can be", Herald, "Zapparoli is a splendidly vixen-like Mrs Adam, with more credibility and feeling than a whole warehouseful of Lloyd-Webber leading ladies"), si ispira alla raccolta delle leggende ebraiche che si dipanano intorno alla Genesi; si tratta di antichissime favole, ricche di humour e leggerezza, inventate nel corso dei millenni per rendere la parola biblica più amabile e comprensibile.
La morale della nostra favola è semplice, e alla fine Eva le dà voce: al tempo in cui Dio giocava col fango per creare l'Uomo, non gli ci sarebbe voluta poi tanta fatica per plasmare tre o quattro coppie che dessero inizio all'umanità. Ma non volle: fece solo Adamo ed Eva. Perché? Perché così (noi sospettiamo), visto che tutti discendiamo dai medesimi progenitori, nessun uomo può dire a un altro, "io sono migliore di te."

"Eva, il musical" ha debuttato a Milano nel 2003, ed è stato presentato al Festival di Edimburgo nel 2003, al Teatro Miela di Trieste nel 2004 e al Teatro Alle Vigne di Lodi nello stesso anno.

 

Il buco nell'algebra

“Uno spettacolo degno dei massimi teatri..gioiosa concezione artigianale…spiritoso, surreale, straripante di trovate…fa pensare a Chaplin…cosa aspettano i grandi teatri a riproporre lo spettacolo?” (Ugo Ronfani)
“Un tipo di spettacolo … che farei non so cosa personalmente per aiutare a nascere” (Lorenzo Arruga- Panorama); “Messinscena semplice ma brillante, nel segno di una spumeggiante intelligenza e di un gran gusto (Renato Palazzi- Il Sole 24 Ore);  “Uno spettacolo degno dei massimi teatri … gioiosa concezione artigianale … spiritoso, surreale, straripante di trovate … fa pensare a Chaplin … cosa aspettano i grandi teatri a riproporre lo spettacolo?” (Ugo Ronfani- Il Giorno).
Ecco alcuni dei commenti che hanno accolto al suo nascere Il buco nell’algebra, favola in musica che racconta la storia di un principe bambino il quale, morto il re suo padre trafitto da una freccia all’arsenico, si trova da un momento all’altro a ereditare il trono di uno staterello immaginario un poco da operetta, dilaniato da lotte intestine; il giovane Pig Gi, dopo un’ubriacatura di potere e sregolatezze (Nutella, sigari  virginia, cinema di corte, niente più compiti) decide, insieme con la sua moglie-bambina Ofelia, di fuggire dall’odioso primo ministro nonché suocero Polonio e di rinunciare al regno per passare il resto della sua vita come cassiere in un circo.
Una micro-band che svaria ironicamente dal barocco al blues accompagna il re monello nelle sue scorrerie; e accanto a lui un manipolo di giovani attori e un agguerrito gruppetto di adolescenti cantattori (tutti battezzati al palcoscenico della Scala all’interno del coro delle voci bianche) balla, suona e recita, dando allo spettacolo (di un’ora e mezza circa) la potenza di una piccola bomba a orologeria, per una serata di incontenibile talento e divertimento.

"Il buco nell'algebra" ha debuttato al teatro Filodrammatici di Milano nel 1998, in seguito è stato presentato con un'altro ensemble nel 2005 al Castello di Pomerio di Erba, in collaborazione con il Teatro alla Scala. Nel 2008 è stato portato a Milano, al Teatro Arcimboldi in collaborazione con i Piccoli Pomeriggi Musicali, e nel 2011 al Teatro Franco Parenti.

 

Piccioccus


L’azione si svolge a Cagliari in un futuro assai prossimo, anno – si suppone– in cui i cittadini italiani saranno di nuovo chiamati a esprimere il loro voto. Le ronde e la legge sulle taglie auspicata dalle nostre forze di governo sono ormai realtà. Ritroviamo il vecchio Peachum (Elias, questa volta) di Brecht e Gay impegnato nel racket dell’immigrazione clandestina via scafo e relativa schiavitù di bambini mendicanti e prostitute, e nello spaccio di carte di identità false (di cui in Sardegna c’è un fiorente commercio),  mentre il giovane clandestino moldavo Relu la Leppa, il nostro Mackie Messer, cerca di rubargli il mercato modernizzandolo; nel far questo si trova per sbaglio implicato in un gioco assai più grande di lui: poteri che risiedono altrove hanno bisogno dei suoi servigi. E Relu li rende, salvo poi venire abbandonato crudelmente in occasione delle elezioni. Così egli pensa di vendicarsi parlando. Ma i media non sono uguali per tutti, e un enorme televisore si abbatte sulla scena occupandola interamente: dal video il Presidente Unico di tutti gli italiani ammette serenamente ogni addebito, facendo appello, da bravo capoufficio, alla connivenza e ai sentimenti peggiori dei suoi elettori. Relu rimarrebbe da solo a contemplare la propria incarcerazione, se un secondo finale, sul filo della tradizione di John Gay e di Brecht, non giungesse a elevarlo Cavaliere e ministro della Repubblica; le sue puttane sottosegretarie e direttrici di testata.

Piccioccus, che ha debuttato nell’estate 2009 al Festival di Edimburgo, nasce da una collaborazione tra la compagnia sarda L’Effimero Meraviglioso del Teatro di Sinnai, diretto con l’inesausta verve e fantasia di Fulvio Fo.

 

 

Molly Bloom - a Musical Dream

Cosa passa nella mente di una donna qualsiasi con un marito qualsiasi e un amante qualsiasi in una notte qualsiasi di un giorno qualsiasi?
Di tutto: piccole noie quotidiane, fantasie erotiche, ricordi di giovinezza, rabbie e dolcezze, tutta la vita di tutti e di sempre in un dormiveglia senza punteggiatura, cosmico come l’universo.
Dopo l’indimenticabile Molly cara di Piera degli Esposti, dopo l’edizione recentissima di Iaia Forte per la regia di Carlo Cecchi, ecco una Molly Bloom in musica: un’attrice-cantante, Anna Zapparoli, è in scena con una piccola band (pianoforte, contrabbasso, batteria): e il letto in cui scorrono i pensieri di Molly è il pianoforte stesso.
Tutto l’Ulisse si potrebbe leggere come una colossale canzone, impastato com’è di musica e suoni; l’infedele penelope Molly Bloom poi è una cantante di professione (ci mancò poco che anche Joyce lo diventasse: aveva una piacevolissima voce da tenore), e si potrebbe dire che è ella stessa musica.

"Molly Bloom - a Musical Dream" ha debuttato nel 1998 al Teatro Filodrammatici di Milano, e nel 2000 è stato messo in scena al Teatro Due di Roma e, in inglese, al Festival di Edimburgo e al Jermyn Street Theatre di Londra.